I brasiliani la chiamano “saudade”, gli americani “blue”, Pino Daniele la chiama “Appocundria”: insomma la cara malinconia è un sentimento che tocca tutti quelli a cui prende quella specie di ricordo nostalgico, di qualcosa che manca, accompagnato da un desiderio di riviverlo o di possederlo.

Ma non lasciatevi ingannare, qui non vogliamo parlare di un amore romantico, di due cuori e una capanna, di unicorni e arcobaleni. Qui si parla del vero amore, quello primordiale, quello legato alla terra natia: qui vogliamo celebrare l’amore che lega il vero terrone fuori sede al pacco diggiù.
Il pacco è il vero tesoro. Il suo valore è inestimabile, raro. Racchiude preziose gemme introvabili: dove le trovi le olive buone a Milano? Meglio quelle dello zio. E le melanzane a filetto o la salsa? Come le fa la nonna, non le fa nessuno. Come la metti con l’olio, mica puoi andare a comprarlo al supermercato? Non scherziamo proprio.
Ma come in tutte le vere storie d’amore c’è sempre un ostacolo: qui si tratta dello spazio. Lo spazio si intromette sempre nella preparazione del pacco, costringendo a rinunce inaudite: la mozzarella o il vino?
Noi non vogliamo che avvenga, perciò abbiamo pensato di salvaguardare il vostro pacco. Metteteci dentro quello che volete: salami, mozzarelle, parmigiane, olive, salsa, sughi, provole, pastarelle e anche di più e noi vi portiamo su il vino, quello buono diggiù.
Ovviamente ci siamo affidati ai migliori per scegliere i vini perfetti e per non farvi venire la malinconia diggiù, così abbiamo creato la playlist diggiù in collaborazione con il Terrore Fuori Sede, che abbiamo intervistato.

Ovviamente ci siamo affidati ai migliori per scegliere i vini perfetti e per non farvi venire la malinconia diggiù, così abbiamo creato la playlist diggù in collaborazione con il Terrone Fuori Sede.

Viniamo: perché il pacco diggiù è così speciale?

TFS: Il TFS è lontano da casa, dalla sua terra e per questo ha bisogno sempre di un contatto con il luogo dov’è nato e cresciuto. Non è che al Nord non ci siano cose buone da mangiare, ma è diverso. Ci sono dei profumi, dei sapori diversi che si trovano solo giù. Anche la pasta ha un sapore diverso, anche se trovi la stessa al supermercato a Milano. Poi ci sono delle cose insostituibili fatte in casa come i sottoli, la salsa di pomodoro, i dolcetti, i salami o le mozzarelle, l’olio…o frutta e verdura.

Viniamo: voi di pacchi ve ne intendete, secondo voi quanto spazio viene dedicato al vino?

TFS: Il vino è l’oro rosso del Sud, il vero TFS non può fare a meno di averne una piccola scorta in casa, possibilmente quello della cantina del paese o, perché no, fatto in casa con il vitigno di famiglia. “Salirne” almeno una bottiglia in valigia è d’obbligo per ogni traversata sud-nord che si rispetti. Certo, poi ci sono i pacchi che vengono mandati da giù: qui si tratta di tutto un altro discorso. Le prelibatezze da mandare su sono tante e ci si deve ingegnare per trovare spazio per tutto e il vino, a volte, è quello che crea più problemi logistici.

Viniamo: Come sale il vino di solito il tfs? Qual è la tecnica migliore per imballare il vino?

TFS: Di solito “imboschiamo” le bottiglie tra i vestiti in modo da attutire i colpi e scongiurare brutte sorprese: io ci arrotolo intorno i maglioni di lana, ad esempio. Dalle foto dei pacchi dei TFS abbiamo scoperto che ormai il rivestimento con il pluriball va per la maggiore, ma c’è addirittura chi separa le bottiglie con la carta di giornale o con i rotoli asciuga casa. Terrone che vai, metodi di imballaggio che trovi. Ma se si viaggia solo con bagaglio a mano in aereo o c’è troppo roba da portare in treno, ci si deve rinunciare purtroppo… anche se un inverno senza vino di giù non si affronta! Ora invece, grazie a voi, possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo.

Viniamo: Siamo contenti di dare una mano! Quindi ora con lo spazio liberato dal vino, cosa prenderà il suo posto?

TFS: Ogni spazietto è buono per fare posto a una bella teglia di parmigiana o, visto che siamo a Natale, tutti i dolci fatti dalla nonna.

Viniamo: Viniamo ha appena realizzato “the wine experiment” dove ha invitato degli esperti di vino a descriverlo senza usare le parole tecnica, ma un TFS come descriverebbe un vino?

TFS: Il TFS ci farebbe un bel brindisi, ovviamente in lingua locale, e poi sentirebbe tutti i profumi della sua terra.